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Inclusione, PdR 159

22 Giugno 2026

UNI/PdR 159 e Inclusione

Una parola che oggi compare ovunque: nei bilanci ESG, nelle policy HR e nelle presentazioni aziendali.

Ma facciamoci una domanda scomoda: quante organizzazioni sono davvero inclusive e quante, invece, si limitano a esserlo sulla carta?

In Italia, per molte persone con disabilità, l’accesso e la permanenza nel mondo del lavoro continuano a essere caratterizzati da ostacoli, disuguaglianze e opportunità non sempre accessibili.

Ed è proprio qui che la UNI/PdR 159:2024 diventa interessante. Non nasce per “fare immagine”, ma per aiutare le organizzazioni a costruire ambienti di lavoro realmente accessibili, sostenibili e inclusivi.

La prassi fornisce indicazioni concrete per integrare l’inclusione nei processi aziendali:

  • organizzazione del lavoro;
  • accessibilità;
  • formazione;
  • gestione delle persone;
  • percorsi di crescita;
  • cultura aziendale.

 

Non parla solo di assunzioni. Parla di permanenza, valorizzazione e reali opportunità di crescita professionale. E questo cambia completamente prospettiva.

Per anni molte aziende hanno affrontato il tema della disabilità principalmente come:

  • obbligo normativo;
  • collocamento mirato;
  • adempimento amministrativo.

 

Oggi non basta più.

Persone, clienti, stakeholder e giovani talenti osservano sempre più attentamente la coerenza tra ciò che un’organizzazione comunica e ciò che realmente fa.

Ed è qui che molte realtà si fermano. Perché la vera inclusione richiede qualcosa di più complesso delle policy: richiede cultura.

Significa chiedersi:

  • Gli strumenti di lavoro sono davvero accessibili?
  • I manager sono adeguatamente formati per gestire inclusione e diversità?
  • Tutte le persone hanno pari opportunità di crescita?
  • L’ambiente di lavoro favorisce autonomia, dignità professionale e partecipazione?

 

La UNI/PdR 159:2024 prova a fornire una risposta concreta a queste domande.

Il passaggio più importante è proprio questo: smettere di considerare l’inclusione come un costo o una concessione.

Le organizzazioni inclusive ottengono spesso benefici tangibili:

  • maggiore attrattività;
  • un migliore clima aziendale;
  • minore turnover;
  • maggiore engagement;
  • una reputazione più solida;
  • maggiore sostenibilità sociale.

 

In altre parole, l’inclusione non è un gesto di generosità, ma una scelta che migliora la qualità dell’organizzazione.

E probabilmente, nei prossimi anni, sarà sempre più un elemento distintivo tra le aziende che evolvono e quelle che restano ferme.

La vera sfida non è assumere. La vera sfida è creare contesti nei quali ogni persona possa contribuire realmente e valorizzare il proprio potenziale.

E questo riguarda tutti.

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Per maggiori informazioni guarda il nostro webinar: Costruire un mondo inclusivo 

Contattaci per avere maggiori informazioni a news@dasa-raegister.com.

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